E tu che lavoro fai?

“E tu che lavoro fai?”, “La stenotipista”, “Cosa?”. Bene, la prima cosa che mi viene in mente di rispondere è: “Trascrivo i verbali dei processi penali”, ma poi aggiungo: “ma anche i verbali dei consigli comunali e provinciali, volendo anche quello delle riunioni di condominio, oppure trascrivo le registrazioni delle lezioni universitarie, oppure interviste registrate per società di ricerca di mercato”. “Ah, bello! Un lavoro interessante”. E infatti è così, è un lavoro stupendo. Non mi è mai capitato di conoscere uno/a stenotipista che non facesse questa professione con passione. Quando ho cominciato a lavorare un bel po’ di anni fa, la mia risposta si fermava alla prima frase, perché era quello che facevo in prevalenza, e ogni tanto c’era anche qualche consiglio o convegno a cui partecipare. Tutto andava bene, una busta-paga da invidia per una ragazzina. Poi è successa una cosa strana: più andavo avanti, più diventavo brava, più diventavo professionale e più il guadagno diminuiva, ma soprattutto diminuiva il rispetto per me, per il mio lavoro, per la dedizione con cui lo svolgevo. E allora basta, addio mondo dei tribunali! Sono finita nelle mani di sciacalli che trascrivevano solo consigli comunali, ma peggio che andar di notte! E allora come fare per non abbandonare questo lavoro tanto amato? Mi faccio pubblicità in altri settori. Comincio a trascrivere gratis le riunioni di condominio del mio palazzo e fu così che venni notata da una persona occupata in una società che fa ricerche di mercato e che un bel giorno mi dice che la loro “Recorder” (così chiamano chi trascrive) ha difficoltà e cercano una sostituzione. Bene, accetto. E mi ritrovo in questo luogo elegante, con finalmente una bella sedia da ufficio e una scrivania tutta per me, preparo la mia postazione e cerco l’impianto di registrazione, ma loro mi dicono: “No, non c’è la registrazione, devi scrivere solamente!”. Panico! C’è un moderatore che fa domande e otto persone che rispondono e io devo scrivere tutto quello che dicono! Ansia! E come faccio a scrivere tutto quello che dicono? Il gruppo dura 3 ore! Angoscia! Passano le 3 ore, il moderatore mi chiede la trascrizione. E io: “Subito?!”, e sì, così la stampano. Ne esce un verbale da 19 pagine! Penso: “Che figura meschina!”, ma lui mentre sfoglia e legge dice: “Meraviglioso! Fantastico! Ma qui c’è scritto proprio tutto! Questo sistema di trascrizione è fenomenale e tu sei bravissima!”. In quel momento ho ripreso a respirare. Da quel giorno sono passati tre anni. Anni in cui ho trascritto i più svariati argomenti, dai pannolini per bambini ai sistemi di contraccezione orale. Ho imparato tantissimo. Il direttore di questa società è entusiasta della mia competenza e spesso mi inoltra delle mail per mettermi a conoscenza dei complimenti che riceve per il lavoro svolto. E mi riempie di gioia sapere che la sua società ha guadagnato punti grazie alla mia presenza. Ormai i vari moderatori che si alternano mi conoscono e chiedono specificamente di me. Beh, ragazzi, è una grande soddisfazione, ma proprio grande! Senza nulla togliere alla paga che non è affatto male, la quale varia dai 16 ai 25 euro ogni ora trascritta. L’unico neo negativo però è che il lavoro non è continuativo, e a volte purtroppo mi ricontattano dopo mesi. Ma sono fiduciosa, intanto si sparge la voce che c’è una stenotipista che sa scrivere bene e veloce, e proprio qualche settimana fa sono stata contattata da un’altra società che svolge ricerche di mercato. Chissà! Incrocio le dita. Forse ci si innamora di questa professione perché è tanto bistrattata e poco conosciuta, ma quando la si riesce a portare in luce dà delle soddisfazioni enormi. Dalla mia esperienza posso dire questo ai miei colleghi: “Non fermiamoci nei tribunali, non permettiamo a chi non sa neanche come è fatta una Stenograph o una Stentura di distruggere questa stupenda professione”.

Tiziana Menichini