GUARDIAMO IN FACCIA LA REALTÀ

Nel gruppo FB “Resocontisti Informati” di cui sono amministratrice ho la fortuna di avere tra i membri due imprenditori che si guardano allo specchio senza mai guardarsi, uno è del gruppo ATI, l’altro è del gruppo ASTREA. Non si guardano perché lo specchio si chiama Ministero e mentre questi imprenditori si riflettono, invecchiano e per loro non c’è speranza, perché il Ministero non li può curare per mancanza di fondi, non può comprare le medicine e intanto, mentre si aspetta un bando di gara che non si sa quando uscirà si prende del tempo forse alla ricerca di cure “alternative”, come quelle che vanno tanto di moda oggigiorno. Fatto sta che sia quelli di ATI sia quelli di ASTREA dicono che così non si può andare avanti, che ci sono troppo corse al ribasso, che lo Stato non paga. E allora c’è qualcosa che non mi torna: perché è così difficile scansare questo “specchio” e guardarsi in faccia? La risposta è quella ovvia delle troppe lotte che ci sono state prima, della guerra che c’è stata tra i due gruppi in passato che ha visto comportamenti  non consoni dall’una e dall’altra parte a loro modo di vedere. Probabilmente è vero, visto che la verità non sta mai da una parte sola, e questo è l’unico equilibrio della bilancia che tiene la dea Giustizia.  Questo per dire che è inutile sperare in una unione tra queste due parti, c’è troppo orgoglio e tra cui quello ferito, il peggiore da curare appunto .

Poi ci siamo noi, i dipendenti. Intanto quelli che stanno lavorando, e lo fanno, per loro non è cambiato niente, stanno in udienza dalla mattina alla sera, specie in questo periodo dove il lavoro nei tribunali aumenta a dismisura almeno fino alla fine di luglio. Loro sono impegnati a trascrivere sfrenatamente i verbali da consegnare, e la vita passa, invecchiano anche loro. Quelli a partita IVA, lavoricchiano per questo e l’altro gruppo, vanno avanti lo stesso, si vendono come meglio credono e sì, intanto invecchiano. Noi cassaintegrati? Campiamo. C’è chi sta su FB, chi va a correre per tenersi in forma, chi si dedica alla famiglia e a cucinare manicaretti. Tanto qualche soldo arriva ogni due mesi e quindi “mi posso sollazzare, intanto mi dedico ad altro”.

Io ho creato un gruppo FB per noi colleghi, l’ho fatto perché dopo la mia uscita da un’associazione che avrebbe dovuto rappresentarci, e che probabilmente lo fa, per carità, non volevo perdere i contatti con chi avevo trovato un/a potenziale buon/a amico/a nonché valido collega. L’ho fatto con entusiasmo, ho dato fiducia a tutti e sempre senza malizia, solo con la voglia di crescere insieme e di confrontarci ogni giorno su quello che riteniamo un magnifico lavoro. Volevo dei sani confronti tra noi stenotipisti e verbalizzatori ma  è avvenuto tutt’altro.  Fortunatamente mi sono trovata ad approfondire quasi per caso il discorso dei software del “riconoscimento del parlato” e oggi posso affermare quasi con certezza che un giorno la stenotipia potrà essere sostituita in aula da un siffatto programma seppur qualche mese fa non lo ritenevo possibile. Per cui anche la stenotipia invecchia.  Ho approfondito il discorso della resocontazione sotto vari aspetti e conosciuto persone che si dedicano a questo mondo pur non essendo mai entrate in un’aula di giustizia per trascrivere un processo penale. Tutte belle sorprese che non mi fanno rimpiangere il cammino intrapreso. E quindi direte: “E brava, e allora che vuoi? Fa un po’ quello che ti pare”. In realtà è così infatti, perché tolte due o tre presenze sincere nessuno del gruppo riesce a capire e condividere il mio “entusiasmo” né a capire la passione che provo quando riesco a pubblicare un articolo sul giornalino che ho creato per noi, solo per noi e che mi piacerebbe considerare “nostro”. Intanto appena ho creato il gruppo “Resocontisti Informati” c’è chi mi ha tolto l’amicizia (nel senso che gli dà FB ovviamente, fortunatamente con poco danno per i miei sentimenti), e questo solo per aver creato un gruppo; c’è chi mi si è finto amico; c’è chi ha tentato di frenare alcune mie iniziative come per esempio quella di creare un data-base di noi resocontisti; c’è chi ha detto che alcune mie proposte erano messe in atto per una sorta di strumentalizzazione che ancora non ho ben capito e per cui preferisco rimanere ignorante; c’è chi non posta più nulla nel mio gruppo perché mi sono sentita dire “ci sono troppi gruppi in giro, non so dove postare”, e così si preferisce tacere perché si è destabilizzati mentre ci sono migliaia di gruppi americani dove tutti partecipano, ma noi siamo italiani! C’è chi dice in giro che io nel mio gruppo tappo le bocche e cancello i post e non do la libertà di parola. Sarà per questo che ho creato un giornalino dove esorto continuamente i miei colleghi a parlare di noi? E mi rivolgo sempre a chiunque. No, se è successo finora è solo perché ho dovuto cancellare la maleducazione, e se a volte ho sbagliato e sbaglio non mi tiro indietro nel chiedere scusa, perché tanto sono umana. Ah, mi sono anche sentita dire che probabilmente non tornerò più a lavorare perché sono amica di Francesco Cellini, pensate un po’, un collega con una professionalità tale che nel corso della mia vita lavorativa ho avuto l’occasione di vedere in pochi. E’ così. Poi mi sono anche sentita dire “Ma chi te lo fa fare? Hai un bella famiglia, una bella casa!”, insomma, dovrei pensare a cose più serie e ad impiegare meglio il mio tempo. Può darsi. Ma ragazzi, sono in CIG, sono stenotipista, che devo fare? Vorrei lavorare, in modo dignitoso come tutti. Ma se stacco da questo mondo non credo che poi lo ritroverò, invecchio anch’io e divento obsoleta se non mi aggiorno. Certo, potrei trovare un altro lavoro, ma so fare questo ormai e mi piace! E poi, siamo in Italia, ci vogliamo credere che solo la Giustizia è messa male? Perché, la Sanità è messa meglio? L’Università è messa meglio? Il privato è messo meglio?

Ora mi chiedo: ma questo lavoro interessa ancora a qualcuno? Nessuno ha voglia di salvarlo? Guardiamoci in faccia, stiamo invecchiando, è biologico, lentamente succede a tutto e a tutti.

Io ringrazio tutti quelli che mi stimano (se ci sono!) e che a volte mi fanno compagnia in questo percorso, che in realtà non è nulla di che, solo ricerca e voglia di sviscerare nel nostro settore nuove strade, nuovi discorsi e nuove persone che possono insegnarci qualcosa. Tutto serve.

Guardiamo in faccia la realtà: abbiamo tanto da imparare e da fare e da dire c’è ancora tanto anche se non sembra. C’è chi preferisce rimanere in silenzio, mi sta bene purché sappia ascoltare; c’è chi preferisce parlare male, e lo faccia pure se c’è chi riesce a sentirsi bene così; io questa volta ho preferito scrivere per Resocontinforma e di nuovo invito anche voi a farlo, purché si parli di “verbalizzazione”, di noi e che sia qualcosa che ci tenga uniti. Intanto buon proseguimento a tutti e facciamoci un sorriso allo specchio, quello vero, almeno per noi stessi! Grazie ancora.

 

Rossella D’Arcangelo