Il mondo dei resocontisti si avvicina al respeaking

Francesco Cellini, Perito trascrittore, verbalizzatore, respeaker

 Parlare di resocontazione, di trascrizione o di stenotipia, e da qualche mese anche di respeaking per me è come un invito a nozze. Questo argomento mi coinvolge da sempre a causa del mio trascorso professionale che mi ha visto partecipare a molte “lotte” a favore del riconoscimento delle nostre professioni. E nonostante sono immerso in questo affascinante mondo da vent’anni, sono consapevole che c’è ancora molto da esplorare e imparare. L’argomento che mi è stato chiesto di affrontare oggi porta il seguente titolo: “Il mondo dei resocontisti si avvicina al respeaking”. Da chiedersi: in cosa consiste questo avvicinamento?

Alcune premesse. Quando si parla di resocontazione, mi viene subito da pensare ai metodi che si utilizzano per resocontare, ossia alla stenotipia, alla trascrizione mediante dattilografia, alla stenografia e oggi aggiungo anche il respeaking e la trascrizione automatica. Se vogliamo invece concentrarci su quello che è il mondo dei resocontisti allora pensiamo ai resocontisti parlamentari, ai resocontisti assembleari (di consigli comunali, consigli provinciali, bancari, studi notarili, congressi, ecc.), nonché ai verbalizzatori impiegati per la trascrizione dei processi penali e nelle varie sedi giudiziarie (Tribunali, Procure, Studi legali, ecc.). Nelle aule di giustizia è stato impiegato forse il 90% della forza-lavoro presente sul mercato. Ho già detto quelli che sono i metodi che si utilizzano per resocontare un testo e, premettendo che la trascrizione a tastiera o dattilografia che dir si voglia e la stenotipia, a mio giudizio sarà difficile vederli scomparire in quanto metodi ancora infallibili da utilizzare in tale pratica, c’è da dire che oggi grazie alle tecniche raggiunte nel respeaking possiamo aggiungere questa nuova pratica agli strumenti di cui si può avvalere un resocontista.

Io sono un trascrittore in ambito forense, principalmente impegnato nella trascrizione di perizie foniche e fino a qualche tempo fa di processi penali. Da alcuni mesi ho approcciato la tecnica del respeaking, e devo ammettere fortunatamente, l’ho fatto per lungimiranza e per incoraggiamento avuto da parte di altri colleghi ma soprattutto con il pensiero forte di chi possedendo una bella professionalità, seppur non riconosciuta, deve assolutamente migliorarla svecchiandola e riqualificandola. Sono convinto che oggi trascrittori e stenotipisti professionalmente in gamba debbano provvedere ad un serio aggiornamento delle tecniche nuove di resocontazione quali appunto il respeaking in quanto quale metodo di ripresa del parlato in real time è facile che “sorpassi” di gran lunga quelle già esistenti, soprattutto perché più facilmente approcciabile e versatile a livello informatico. Passatemi una riflessione a voce alta, forse banale, ma pensate a un tastierista dopo otto ore di trascrizione continua e che il giorno dopo deve riprendere di nuovo la tastiera per altrettante ore, oppure ad uno stenotipista che pur avendo lo stesso problema deve anche tutelare le proprie macchine di lavoro oggi sempre più difficili da reperire sul mercato, visto che poche aziende trattano in Italia la strumentazione per la stenotipia, senza parlare dei problemi fisici spesso invalidanti. Ebbene, il respeaking per essere utilizzato ha bisogno della voce dell’operatore e di un pc, oltre che di tanta pratica ovviamente, ma per ora non sto parlando delle capacità del respeaker e quindi perdonatemi se pecco in qualche concetto. 

Anni fa, dopo lungo tempo di trascrizione a tastiera, mi venne presentato un  software battezzato “Mario” che riproduceva appunto il testo tramite dettatura vocale. Fui subito molto scettico, probabilmente per paura, e mostrai un rifiuto totale verso questo programma in quanto già vedevo la mia tastiera “appesa al chiodo” e quindi la mia professionalità. Stessa cosa sta accadendo oggi a molti miei colleghi italiani che non esitano a contattarmi dimostrandomi le loro perplessità e soprattutto la loro paura verso il progresso che nel mondo dei resocontisti attualmente è sinonimo di respeaking. Molti  stenotipisti e trascrittori hanno il timore che il loro sudato lavoro sia arrivato ormai al capolinea, sentendosi già potenziali disoccupati e pronti, o meglio rassegnati, a cambiare attività. Personalmente non vedo tutto questo cataclisma in arrivo, ma ravvedo un atteggiamento sbagliato nell’approcciarsi al progresso che inevitabilmente si sta imponendo. Ultimamente ho avuto la fortuna di conoscere colleghi lungimiranti quanto me, che mi hanno instradato su questa nuova tecnologia e per questo ringrazio la collega Rossella D’Arcangelo che tramite Giacomo Pirelli è arrivata a conoscere il professor Carlo Eugeni – e il nome è già sufficiente – che è stato bravissimo a farmi amare il respeaking e a non avere riserve alcune ad utilizzarlo. Il mio è stato un percorso neanche tanto lungo che oggi mi ha portato qui a parlare di respeaking, se pensiamo che è iniziato circa un anno fa. Nel nostro mondo tra noi colleghi già da tempo si parlava del Dragon e del riconoscimento vocale e nei discorsi sorti anche nei vari forum e social network, lo si giudicava un software incompatibile al nostro tipo di lavoro. Ma ad un certo punto mi sono detto: “Voglio proprio togliermi questa curiosità”, e così un giorno in ufficio ho testato de visu con una versione di prova del Dragon che ho installato e provato ad utilizzare, da autodidatta come faccio per tutte le cose. Sono riuscito a capire i passaggi da effettuare e così il 28 febbraio 2012 ho trascritto il mio primo elaborato, ovvero 20 minuti di un consiglio comunale. Non mi vergogno a dire che il mio scetticismo, del tutto infondato, è crollato proprio in quel momento, quando con grande stupore ho testato personalmente il programma sul campo e ritrovandomi con un testo scritto quasi perfetto. Ovviamente poi il programma l’ho acquistato con regolare licenza!

Il respeaking va innanzitutto accettato come nuova tecnologia da usare  da parte del resocontista operante in qualsiasi settore, che avendo già il proprio bagaglio professionale e culturale, poco impiegherà ad acquisire questa nuova pratica e ad affiancarla al lavoro che già sa fare, così mettendo da parte la paura dell’essere superati dal “progresso”.  Una volta accettata va messo in atto il proprio bagaglio professionale che è alla base di tutto. Sono dell’idea che una persona che sa al meglio cosa sia un lavoro di trascrizione o di un elaborato da traslitterare dal cosiddetto “parlato” sia più propensa a diventare un bravo respeaker o quantomeno ad adottare tale tecnica prima di quelli che si approcciano per la prima volta all’elaborazione di un testo tramite respeaking. Poi per carità, c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, ma certamente la velocità e la qualità sono figlie di un buon trascorso professionale. Indipendentemente dal fatto che un resocontista accetti o meno di avvalersi di tale pratica,  mi permetto di dire che se il professionista non si interessa al progresso comunque sarà il progresso ad interessarsi di lui. Già nel lontano 2000 si cominciava a sperimentare alla camera dei deputati l’A.S.R. (Automatic Speech Recognition) e da ultimo il Ministero di Giustizia ha imposto nella prossima gara d’appalto, alle ditte che gareggeranno per aggiudicarsi il servizio di documentazione degli atti processuali, l’introduzione a fianco delle attività classiche di stenotipia, fonoregistrazione e trascrizione da file audio, delle modalità opzionali in A.S.R. mediante trascrizione automatica dei dati da file multimediale registrato in udienza. Per adesso è una via del tutto sperimentale, volta alla divulgazione della ricerca scientifica e delle nuove tecnologie, ma che deve farci riflettere sulla nostra realtà e far decidere tutti gli operatori addetti alla resocontazione ad accettare questo software che fino a qualche anno fa ritenevamo impensabile potersi applicare al nostro tipo di mansione. Rimango dell’avviso che a tutt’oggi adoperare il respeaking o l’A.S.R. per la verbalizzazione in real time di un processo penale sia ancora alquanto difficoltoso, ma credo si possa invece utilizzarlo bene da remoto per la trascrizione di testi con un parlato più fluente come quello di un consiglio comunale, provinciale o congressuale.

Quest’anno alla nascita di onA.I.R. sono stato uno dei primi soci ad iscriversi. Poi, insieme ad altri miei colleghi, abbiamo deciso di intraprendere la strada della riqualificazione, come è giusto si debba fare, e grazie alla disponibilità del prof. Carlo Eugeni abbiamo organizzato per noi stessi un corso di respeaking. Cosicché l’associazione onA.I.R. il 22 luglio di quest’anno ha rilasciato i suoi primi attestati di formazione in “verbalizzazione in tempo reale tramite respeaking” a dei resocontisti ventennali che di respeaking poco sapevano e che rappresentavano un po’ tutte le qualifiche: stenotipisti, trascrittori, resocontisti e imprenditori. Ho intrapreso questa strada sì da autodidatta, ma la formazione mi rendo conto è molto importante. Così, supportati dall’associazione, noi partecipanti ci siamo approcciati al respeaking con le giuste basi partendo dalla buona respirazione, fino alla dizione e via via fino alla vera a propria trascrizione del parlato. Forse sono stato uno dei primi a ricevere un’attestazione in tal senso, qualcuno dirà che questo attestato non servirà a nulla, bontà sua, per chi era presente ha avuto un significato di crescita professionale e soprattutto è stato considerato un volano che ci spingerà, se ci sarà la volontà, ad esplorare nuovi percorsi.

Come dicevo prima, il progresso non ci aspetta, va avanti e non ci resta che seguirlo. Il respeaking non è per tutti, questo sia ben chiaro, è una buona tecnica, ma va saputa adottare. Non sostituirà mai le altre tecniche di resocontazione, la dattilografia, la trascrizione e la stenotipia non saranno mai obsolete, un’ottima stenotipista probabilmente resterà stenotipista a vita e in più aggiornata su nuove tecnologie che potrà usare in altri ambiti dove si renderà conto che può migliorare tempi e quantità di produzione tenendo alto il profilo qualitativo.

Concludo citando una risposta che il nostro presidente ha rilasciato in un’intervista per il giornalino online “Resocontinforma” che gestisco insieme ad una mia collega che è questa:

“Il respeaking è, come la stenotipia e la dattilografia, una tecnica di scrittura. Come la stenotipia, ma diversamente dalla dattilografia, è inoltre una tecnica di scrittura veloce. Appurato questo, risulta evidente che per scrivere un qualsiasi testo che non richiede la scrittura veloce, come una perizia o una verbalizzazione o una resocontazione da non consegnare nell’immediato, le tre tecniche sono concorrenziali. Pertanto vincerà quella più flessibile ed economica, che per quanto riguarda le perizie, che richiedono un intervento puntuale a livello addirittura di fonema e non di singola parola, è senza dubbio la dattilografia.”