Resoconti in ambiti diversi

Iniziamo con una piccola valutazione economica, tanto per capire l'importanza che riveste l'attività di stenografo-resocontista in ambiti diversi da quello strettamente legato alla resocontazione-verbalizzazione degli atti dibattimentali penali.

Vediamo come l'attività svolta dallo stenografo-resocontista parlamentare che opera presso la Camera dei Deputati o al Senato della Repubblica, viene considerata a livello contrattuale ed economico.

Nel sito della Camera dei Deputati (www.camera.it/amministrazione/597)si individua tale figuracon la dicitura “Consigliere parlamentare della professionalità di stenografia”, V° livello, Euro 2.826,20 retribuzione iniziale netta onnicomprensiva, aggiornata al 1° gennaio 2009.

Nel sito relativo al Senato (www.senato.it/relazioni/21615) in relazione ai dipendenti in servizio si evidenzia la qualifica di stenografo, Euro 2.647,00 retribuzione iniziale netta onnicomprensiva, aggiornata al 1° gennaio 2011, con la seguente dicitura sottostante: “Il Consiglio di Presidenza del Senato, nella riunione del 25 novembre 2010, ha deliberato, nel quadro di misure di contenimento della spesa, di operare tagli alle retribuzioni dei dipendenti.”

Solo per comprendere meglio ed in modo sostanzialmente non critico, ma per pura informazione, riporto parte di un articolo pubblicato il 4 febbraio 2011 dall'Espresso (www.ilcorriereblog.it/politica/2359-la-casta-linchiesta-dellespresso): “E come non restare ammirati di fronte agli stenografi del Senato? Sono 60 in tutto e compilano i resoconti dei lavori dell'aula e delle varie commissioni. Svolgono un lavoro ormai in estinzione per via delle nuove tecnologie, ma all’apice della carriera arrivano a guadagnare 253 mila 700 Euro lordi l’anno. Molto di più non solo del presidente Napolitano, ma anche del capo del governo Romano Prodi che, tra indennità parlamentare (145 mila 626 Euro), stipendio da premier (54 mila 710) e indennità di funzione (11 mila 622), arriva a 212 mila euro lordi l'anno. E di ministri titolati come Massimo D’Alema (Esteri), che riscuote 189 mila 847 euro, e Tommaso Padoa-Schioppa (Economia), che ogni anno incassa 203 mila 394 euro lordi (è la paga dei ministri non parlamentari). Tutti abbondantemente distanziati dallo stenografo e dal ragioniere e addirittura umiliati al cospetto dei compensi dei segretari generali di Senato e Camera, Antonio Malaschini e Ugo Zampetti, che a fine anno arriveranno ad incassare rispettivamente 485 mila e 483 mila Euro lordi.

 

Accertato questo, certo non abbiamo la presunzione di essere paragonati ad un resocontista parlamentare e quindi, non ci aspettiamo lo stesso riconoscimento economico, ma nemmeno essere sviliti nel rappresentare una categoria sconosciuta che si assume tutte le responsabilità oggettive che riveste il ruolo di fono-trascrittore o stenotipista all'interno delle Aule Giudiziarie.

Infatti, se andiamo a paragonare le attività svolte nei rispettivi ambienti, troviamo paradossalmente le stesse condizioni di lavoro espresse in modo sintetico ma efficace, in un articolo dall'allora coordinatore dei resocontisti stenografi Paolo Malesardi nel lontano, ma attualissimo, 13 agosto 2005 (www.archiviostorico.corriere.it>archivio) in cui si evidenziano le difficoltà materiali che si incontrano nel redigere un verbale che non sia semplicemente una lettura di interventi, ma un vero dibattito in cui entrano in gioco voci fuori campo, battibecchi, risse, elenchi interminabili di nomi e cognomi stranieri, “[...] Quelli che parlano a braccio, ma poi ci ripensano [...]” praticamente, tutto ciò che normalmente accade anche durante un procedimento penale.

“[...] E se arriva il computer? "Sa sentire, sa scrivere. Ma come imparerà a raccontare?". Altrettanto attuale, è il discorso di riuscire ad usufruire di un riconoscimento vocale per velocizzare la scrittura di ciò che accade in tempo reale. Impresa all'epoca paventata dall'introduzione presso la Camera dei Deputati dello "speech server". Chissà, probabilmente la sperimentazione sarà anche stata avviata, ma ad oggi non credo sia così efficace da ritenerla valida, perché non sono riuscita a trovare tracce visibili di una adeguata sostituzione, tant'è che ancora è presente la figura del tipico stenografo-resocontista con tanto di verbale stenotipico che verrà poi consegnato come atto pubblico ufficiale. (Ovviamente con rilettura del verbale, correzione di eventuali errori grammaticali, controllo della punteggiatura, verifica della scrittura di nomi, cognomi, luoghi, date, termini tecnici specifici).

 

Nella Aule Giudiziarie, parimenti, abbiamo il fonico che cura la registrazione (che avviene in più Aule) il trascrittore o lo stenotipista che stila il verbale. Sicuramente sia il trascrittore che lo stenotipista potrebbero anche svolgere le mansioni di fonico, ma vedrebbero in questo modo ridotto il proprio orario di lavoro dedicato alla funzione principale, cioè la trascrizione del verbale con produzione di un atto pubblico ufficiale.

 

Di nuovo, vorrei porre l'attenzione sulla specificità e sulla qualità del lavoro svolto dai fono-trascrittori e dagli stenotipisti presso i Tribunali Penali italiani che, da qualche anno a questa parte, non essendo dipendenti assunti direttamente dal Ministero di Giustizia, non essendo riconosciuti come categoria di lavoro, non avendo garanzie sul proprio operato che pur comprende l'assunzione di grandi responsabilità, non percependo retribuzioni adeguate - anzi, essendo ogni due anni assoggettati a cambi di appalto vedono le loro retribuzioni sempre più scarne fino ad arrivare a proposte di lavoro indecenti, o restare in cassa integrazione e buttare al vento anni di professionalità a favore di subentri di nuovi soggetti improvvisati e non qualificati – debbano anche essere considerati merce di scambio da acquistare al minor prezzo possibile, dove invece in altri ambiti (Senato della Repubblica e Camera dei Deputati) non certo simili ma assimilabili, godono di un riconoscimento sia economico che professionale non indifferente. Senza tra l'altro entrare nel merito, ricordo che comunque qualsiasi contratto applicato ad un trascrittore o stenotipista, quasi sempre è legato come retribuzione alla quantità di caratteri prodotti ogni ora e quindi, per poter usufruire di una minima retribuzione adeguata, deve lavorare senza sosta sulla tastiera, perché il controllo che si effettua sul verbale trascritto, non è considerato lavoro. Chissà di quante pause, giustamente remunerate, gode un resocontista parlamentare!!!

 

Anna Maria Tomassi