UNA GIORNATA TIPO

DI UN RESPEAKER

La mattina del lavoro ho l’ansia che la voce sia roca o raffreddata e subito mi accerto che non sia così. Ma il minimo colpo di tosse mi “impanica” e subito cerco di allontanare il dubbio ripetendo ad alta voce abbassandola di tono: “buongiorno e benvenuti a questa conferenza”.

Appurato che la voce sta bene, mentre faccio le cose routiniere, come fare la doccia, guardare il TG (necessario per la cultura generale), vestirmi, mi ripeto in testa i nomi propri delle persone che parteciperanno all’evento da sottotitolare, i termini tecnici che saranno usati e provo a farmi qualche discorso in testa con tanto di dettatura della punteggiatura. Poi faccio colazione. Pochi carboidrati per non addormentarmi, poco sale per evitare di dover bere durante la conferenza, pochi zuccheri per evitare che la voce si impasti, pochi liquidi per evitare la necessità di fughe al bagno in corso d’opera. La colazione ideale è frutta e cioccolata o un bignè sempre seguiti da un indispensabile caffè.

Prima di andare al lavoro controllo che il software funzioni, gli detto le frasi che ho detto ad alta voce e controllo che le macro che ho inserito funzionino correttamente. Se trovo qualche cosa che non funziona o mi rendo conto che una parte del glossario ideale manca rifaccio la ricerca terminologica e concettuale. Quindi cerco on-line testi delle persone che parteciperanno alla conferenza da sottotitolare e testi su argomenti simili a quelli che saranno affrontati da singoli oratori. Li sottopongo all’analisi del software e scelgo le parole da inserire nel suo vocabolario. Poi li detto per vedere se li ha presi correttamente o li devo addestrare o ancora farne delle macro.

Al lavoro mi accerto che la trasmissione di audio e video funzioni e metto a punto il software, facendo il set up audio, impostando il carattere più visibile e la modalità di visualizzazione del testo migliore. Poi detto qualche frase, le cancello, ma lascio in onda un cordiale “Buongiorno e benvenuti” e spengo il microfono.

Poi mi cerco qualche oratore per capire da loro qualcosa di più del loro intervento. Qualche volta hanno del materiale da lasciarmi, come la presentazione PowerPoint o addirittura l’intero discorso. Raccolti i documenti, li sottopongo al software e seleziono le parole da aggiungere al dizionario.

Poi vado in bagno per evitare di doverlo fare durante la sottotitolazione. Mi prendo un altro caffè e parlo con qualche convenuto o passeggio per i locali della conferenza per evitare che si accumuli dell’eventuale stress, che normalmente non ho.

Durante il lavoro cerco di annotarmi le parole che ho dovuto correggere o che non ho proprio capito. Nella pausa salvo il documento perché normalmente il cliente chiede la traccia scritta dell’intero evento. Poi vado a chiedere spiegazioni delle parole poco chiare e aggiungo le parole nuove nel dizionario. Se mi avanza tempo chiedo agli utenti della sottotitolazione feedback sulla qualità del mio lavoro. Spesso mi chiedono dove stia la macchinetta per stenotipare e io spiego loro come funzionano il respeaking e la stenomask.

Alla fine della conferenza cerco di contattare l’organizzatore per chiedere feedback sulla sottotitolazione e per lasciargli i documenti salvati. Fuori dalla sala conferenze mi faccio un bel pranzo o cena. Una volta a casa mando al cliente una mail contenente il documento che gli ho anche consegnato durante la conferenza sia per mantenere il contatto, sia perché spesso il cliente perde o smarrisce i documenti che gli do alla fine della conferenza. Mando altre mail a chi, eventualmente, durante la conferenza mi ha chiesto delle informazioni e archivio il documento per eventuali futuri usi.

Carlo Eugeni