UNIVERSITA’ E ASSOCIAZIONI PER ACCEDERE AL MONDO DEL LAVORO

Prof.ssa Franca Orletti, Università Roma Tre

Ringrazio l’Associazione onA.I.R. e Carlo Eugeni e la Presidente per questo invito. Li ringrazio per le emozioni, oltre per l’emozione di quello che adesso mi ha suscitato, e anche per il rafforzamento delle convinzioni che adesso in quasi quarant’anni di ricerca didattica sui rapporti fra oralità e scrittura e inclusione sociale. Molti dei temi che sono stati toccati nelle relazioni precedenti fanno parte del mio percorso professionale, però spesso mi sono chiesta se forse non era più giusto – più giusto per tante altre cose, non quelle che sono state dette qui –  chiudersi nella turris eburnea della ricerca astratta e, come fanno tantissime colleghe con successo, non continuare ad affrontare le fatiche della ricerca applicata. Io mi occupo da anni di immigrati, inclusione sociale. Però, appunto, eventi come questo mi confermano della rilevanza di tutto quello che ho fatto fino adesso hanno in qualche modo suscitato ahimè appetiti nuovi di ricerca di collaborazione. Devo dire che mi sono avvicinata al mondo del respeaking grazie a un incontro fortuito, ho incontrato all’interno di un convegno dell’associazione italiana degli studi sulla voce, l’AISV, il professore Eugeni, l’ho sentito parlare – io coordino come è stato detto master sulla scrittura, la traduzione, la comunicazione, le professioni del web, del cinema, della televisione – e l’aver sentito Carlo Eugeni parlare di respeaking mi ha convinto e ho detto: “No, oggi io ho la mia lezione, il professor Carlo Eugeni oggi parla al posto mio”. Ed è stato così. Quindi si è avviata questa collaborazione con una nuova associazione, il master già collaborava con l’AIDAC che è l’associazione degli adattatori, il mondo del cinema. E nell’ambito appunto di questo master, di cui se volete vi dico gli obiettivi rapidamente, abbiamo cominciato a formare dei giovani, alcuni sono presenti qui perché sono diventati stagisti e all’interno di onA.I.R., e all’interno di questo master appunto che ha come obiettivi appunto il rispondere al divario fra le domande di lavoro qualificato, che è il settore dei media, e l’offerta dei giovani neo laureati, nonché alle esigenze di aggiornamento professionale di coloro che già a vario titolo lavorano nel settore comunicativo o in ambiti affini. Il master si propone di formare esperti nel campo della traduzione e dell’adattamento in ambito televisivo e cinematografico, oltre che esperti della comunicazione in rete. Va detto che all’interno del master già avevamo affrontato il problema del sottotitolaggio perché da alcuni anni un’altra interazione in termini di convenzione con l’Istituto Nazionale dei Sordi, e abbiamo avviato un curriculum all’interno del dottorato in Linguistica per la formazione e la ricerca dei sordi – uso questo termine perché loro mi hanno esplicitamente chiesto di usare il termine “sordi” –, quindi il sottotitolaggio era già presente a pieno merito nel percorso formativo. Ma il contributo di Carlo Eugeni in qualche modo ha dato nuova vitalità con le sue competenze e con la sua curiosità, con i suoi stimoli.  Molte delle cose che sono state dette qui mi hanno fatto pensare, e siccome anch’io ancora ho dei ruoli istituzionali, quindi li avrò anche quando il mio dipartimento finirà, quello che l’università può fare in questo campo. Delle parole che sono state dette per esempio nell’ultima relazione e anche in quella precedente sul problema in termini legali dell’accessibilità, mi hanno fatto pensare a due cose: innanzitutto che c’è bisogno di formazione per esperti, una formazione a cui voi già contribuite, ma che dovrebbe nascere già in sede universitaria, cioè una formazione che sarà appunto un esperto in respeaking, bisogna individuare in quale curriculum; e nella formazione però c’è anche il problema dell’accessibilità di quelle comunità che sono escluse, è stato detto molto bene dal dottor Pirelli il problema delle lezioni universitarie. Noi a Roma Tre abbiamo un gruppo di validissime interpreti segniche che mi danno una mano di continuo,  anche oggi ho incontrato la mia allieva sorda nel dottorato e avevo l’interprete segnica, però sono in numero ristretto, possono seguire solo un numero di corsi. La presenza del respeaking nelle aule universitarie darebbe innanzitutto un ampliamento di accesso e poi la possibilità che questi materiali vengano messi in rete e ripresi, quindi un ampliamento dell’accesso incredibile. E allora quello che ho pensato, che è la prima cosa che farò – e nei prossimi giorni devo incontrare il pro rettore per questioni didattiche –, promuovere un discorso in questa direzione, cioè: perché non si fa respeaking a Roma Tre? Che è veramente aperta nei confronti della disabilità. 

Un altro nodo che è emerso nei discorsi precedenti è quello dell’inclusione sociale e del rapporto anche con l’immigrazione. Carlo lo sa, perché abbiamo avviato un PRIN su queste tematiche, noi abbiamo proprio immaginato anche di costruire dei materiali didattici diretti sia alla comunità dei sordi di linguistica educativa che agli immigrati. E qui è un altro tema della mia ricerca: il tema della semplificazione linguistica. Perché certamente il respeaker ripete ma molto spesso deve riformulare, quindi un tema della ricerca è quello della semplificazione linguistica, che non è banalmente la riduzione – come spesso del tasso di subordinate, con gli indici automatici – ma richiede competenze diverse. Anche qui è una cosa di cui mi sono occupata tanti anni fa, ho riscritto insieme a un team unico 2000, è l’unico che avete usato, è più semplice di quello che era in passato, grazie a un lavoro di linguisti. Quindi la semplificazione è un altro tema e la semplificazione è inclusione sociale. Altro aspetto, ne ho detti due, e ho detto formazione e inclusione sociale, è proprio lavorare sul territorio, cioè già questo che ho detto è lavorare sul territorio, ma ci sono dei momenti a cui pensavo, perché è un altro filone mio di ricerca, in cui la problematica della comprensione dell’interazione è fortissima, immaginavo per esempio le telefonate di emergenza, prima parlavate di questo software che dovrebbe permettere di fare respeakeraggio, sottotitolazione delle telefonate. Secondo me sarebbe estremamente importante, per esempio le telefonate al 118 o anche la comunicazione nei DEA, se voi entrate in un pronto soccorso italiano negli ultimi tempi, vedete che il 90% della presenza dell’utenza è fatta da stranieri, e le difficoltà sono enormi di comunicazione, probabilmente se l’informazione del medico fosse anche data per iscritto, live, cioè direttamente, questo favorirebbe moltissimo l’interazione. Anche qui appetiti di ricerca, io mi occupo di interrazione medico-paziente in contesto ginecologico con pazienti migranti e mi si è aperto un mondo di possibilità di lavoro. Quindi quello che vi so dire qui è rimbocchiamoci le maniche, mettiamoci a lavorare insieme e io vi darò tutte le mie risorse che mi restano, insomma spero che siano ancora tante. Grazie.