IL TERMINE SBOBINARE COME STORIA DI UNA PROFESSIONE

<<Sbobinare v. tr. [der. di bobina, col pref. s- (nel sign. 4)]. – In genere, svolgere da una bobina un nastro, un filo, una pellicola o altro che vi sia stato avvolto, per lo più riavvolgendolo su altra bobina; in partic., trascrivere, mettere per iscritto quanto è stato registrato su nastro magnetico. Non ha sinonimi>>.

Come indica anche l’Accademia della Crusca, il termine “sbobinare” si riferisce in genere alla trascrizione di una registrazione ricavata appunto da un nastro avvolto in una bobina. 

Oggi questo non accade più, in quanto con il passare del tempo e con l’evoluzione della tecnologia informatica le modalità di registrazione degli audio sono cambiate. Sebbene con l’evoluzione il sistema digitale abbia “vinto sulla bobina”, lo stesso non si può dire per il termine “sbobinare” che continua a resistere e quindi ad essere utilizzato per indicare la conversione in scrittura di ciò che è stato registrato in forma di audio, come ad esempio una lezione universitaria, una conversazione tra vari interlocutori, un processo penale, o qualsivoglia oratoria che si vuol rendere in una resocontazione o in una verbalizzazione. 

Mi sono chiesta: è giusto usare ancora un termine che indica un’azione ormai desueta in cui non si trova più riscontro? Ossia, è giusto usare ancora il termine “sbobinare” per indicare l’azione del trascrivere un audio digitale che appunto non è stato registrato in modo analogico su di un nastro magnetico?

Per la risposta mi sono ispirata ad un intervento, che appunto ho trascritto, della Linguista Professoressa Del Puente, la quale affermava quanto di seguito riportato: 

“Dietro la storia di una parola si può ricostruire un pensiero, è una cosa importantissima. Le lingue vanno conservate perché sono un patrimonio inestimabile. Io dico sempre ai miei studenti: se voi prendete in considerazione un monumento qualsiasi, prendete anche uno dei più importanti, il Colosseo, vi racconterà un periodo di storia, per quanto lungo sia sarà sempre un periodo. 

La lingua, invece, con tutto il suo sviluppo, una volta che voi la studiate vi racconta tutta la storia di quella comunità, dalle origini ai giorni nostri, vi racconta come pensano, come mangiano, come vivono, come amano, perché all’interno della lingua voi trovate riflesse tutte le parole che possono esprimere queste cose e quindi potete ricostruirne la Cultura. 

 Insomma, è importante salvaguardare la lingua. 

 Un altro esempio. Io vi mostro una semplice penna. Cos’è una penna? Questo è uno dei casi in cui la parola è sopravvissuta all’oggetto, perché la parola <<penna>> collegato all’oggetto che usiamo oggi non significa nulla, “penna” significa <<piuma di un uccello>>, allora, se la parola non fosse sopravvissuta e noi non avessimo notizie riguardo la storia del mezzo scrittorio, noi non sapremmo come si scriveva una volta. Se invece conserviamo la parola, anche in assenza dell’oggetto che essa designa noi possiamo ricostruire la Storia”.

Detto questo la mia riflessione si conclude potendo affermare che la parola “sbobinare” sopravvive, e forse sopravvivrà, alla sua azione e che un giorno essa potrà raccontare ai posteri come è nata la professione del trascrittore.

Rossella D’Arcangelo