Intervista al Dottor

Fabrizio Gaetano Verruso

Profilo bibliografico

Fabrizio Gaetano Verruso, palermitano 36enne, è stenografo parlamentare presso l'Assemblea Regionale Siciliana, ove cura in particolare la resocontazione sommaria dei lavori della Commissione Bilancio. Dottore in scienze politiche, con master in diritto regionale e degli enti locali presso la Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, è stato per due edizioni primatista ai Campionati Intersteno (Roma 2003 e Vienna 2005), conseguendo nell'edizione del 2005 il titolo di campione del mondo in ripresa del parlato. Ha partecipato a numerose competizioni nazionali organizzate dall'Ente Unitario per il Segretariato Italiano, conseguendo diversi primati nelle gare di stenografia (sistema Cima). E' altresì componente il Comitato direttivo dell'IPRS (l'associazione internazionale degli stenografi professionisti sotto l'egida dell'Intersteno) e membro del Consiglio direttivo dell'Accademia Aliprandi e Rodriguez di Firenze. Ha curato diverse pubblicazioni sulla Rivista "Civiltà della Scrittura", progettista e docente di riconoscimento del parlato in due corsi di formazione professionale in resocontazione multimediale finanziati dal F.S.E.

 

Il seguente questionario rivolto al Dott. Fabrizio Gaetano Verruso è stato tratto integralmente dalla tesi di laurea “Nuovi orizzonti e nuove frontiere per l'interprete e il traduttore nel trattamento automatico del linguaggio - La figura del resocontista” della Dott.ssa Carlotta Della Valle (2009).  


QUESTIONARIO AL DOTTOR FABRIZIO GAETANO VERRUSO, ESPERTO E CAMPIONE INTERNAZIONALE DI RESPEAKING ALLE GARE DELL'ASSOCIAZIONE INTERSTENO

Dal suo intervento al Congresso Intersteno di Pechino del 2009  http://intersteno.it/materiale/Beijing2009/Conferences/VerrusoIPRSBeijing2009.doc   apprendo che nel 2003 il dottor Tomasello, al tempo Direttore del Servizio di Resocontazione del Parlamento Siciliano, Le chiese di sperimentare l‘utilizzo del programma IBM ViaVoice, applicazione già utilizzata dal 2001 presso la Camera dei Deputati. Può descrivere quale fu la Sua reazione iniziale nei confronti di questa richiesta? 

Una reazione di entusiasmo e interesse che derivava dalla possibilità concreta di sperimentare una tecnologia in un settore, quello della resocontazione, tradizionalmente legato allo strumento stenografico. Beninteso, come ho pure evidenziato nella mia relazione da lei citata, non s’intendeva affatto “mettere da parte” l’Arte stenografica, la Regina – per mia estrazione professionale – della resocontazione: invero, si trattava di combinare l’uso di tale tecnologia con la stessa stenografia, al fine di poterle donare una nuova “giovinezza”, conferendole una competitività maggiore rispetto a modalità, per esempio, in “real time” dei resoconti. La stenografia, infatti, per quanti la conoscono e la praticano, presenta un “collo di bottiglia”, cioè i tempi di trascrizione che, attraverso il riconoscimento del parlato, erano significativamente abbattuti. Ciò, come detto, avrebbe fatto riconquistare una competitività alla stenografia sul fronte della resocontazione in tempo reale, al pari ad esempio della stenotipia.

 

Quali altri software per il riconoscimento del parlato conosceva già al momento della sperimentazione o, eventualmente, quali software iniziò a utilizzare in seguito?

Conoscevo già l’IBM ViaVoice, con cui gareggiai anche in passato nell’ambito di competizioni nazionali dell’EUSI (Ente Unitario del Segretariato Italiano). E avevo anche utilizzato, sebbene per rendermi conto del solo funzionamento, il Dragon, nella versione allora disponibile; più tardi conobbi quello commercializzato dalla società pisana Synthema (Synthema Voice Suite), sempre basato su tecnologia IBM e con cui gareggiai ai Campionati mondiali di Vienna nel 2005 organizzati dall’INTERSTENO, classificandomi al primo posto.

 

Quali soddisfazioni Le porta ora il fatto di essere considerato tra i migliori a livello internazionale nell‘ambito del riconoscimento del parlato?

Certo, è un grande soddisfazione, tanto umana che professionale. Devo molto a mio padre da cui appresi l’Arte di stenografare (sistema Cima): è l’origine di un “processo” da cui poi appresi altri aspetti legati al settore della resocontazione, conoscendo altre figure e associazioni importanti nella mia formazione professionale. Devo davvero molto a mio padre che, tutt’oggi, continua a utilizzare la stenografia nella sua attività giornalistica.

 

Sempre dalla lettura del Suo intervento apprendo che, secondo Lei, il riconoscimento del parlato rappresenta un valido supporto per gli stenografi che possono dettare quanto da loro resocontato mediante la lettura dei segni stenografici. Pensa che sia importante dunque reintrodurre l‘insegnamento di materie come la stenografia e la dattilografia alle scuole superiori?

Certamente. Ritengo imprescindibile la reintroduzione di un’abilità, qual è quella stenografica, di ripresa del parlato. Ma nella stenografia vi è di più di un’abilità in termini di velocità. Veda, nella stenografia è racchiusa la lingua di cui ne è derivazione. Nelle abbreviazioni dei prefissi e dei suffissi, ad esempio, vi è uno studio della lingua e chi apprende la stenografia, in una correlazione inevitabile, apprende e approfondisce la lingua stessa. Qualche anno addietro proposi anche ad Istituti di cultura italiana all’estero di agevolare lo studio della stenografia applicata alla lingua italiana: se ne trarrebbero vantaggi di non poco conto. Analogamente, un uso razionale della tastiera, è espressione di un’armonia psico-motoria che andrebbe proposta ai ragazzi. Un coordinamento neuro-motorio al pari dell’educazione fisica! Discipline quali stenografia e dattilografia, nei loro pratici risultati da sempre legati – direi rintuzzati – ad ambiti di “mero” segretariato sono associazioni concettuali – mi permetta di definirle – altrettanto mediocri. Nella Stenografia vi è un riferimento assai più culturale, che probabilmente non è stato mai colto nella sua essenza, come detto, con riferimento alla lingua. E questo aspetto è, a mio avviso, una risorsa di cui la Scuola italiana farebbe bene a riappropriarsi per offrire ai ragazzi un’opportunità formativa oggi negata.

 

So che Lei ha avuto modo di incontrare gli studenti del Master TAL, corso post laurea svoltosi presso l‘ISIT di Trento. Come si è svolto l‘incontro? C‘è stato qualcosa in particolare che ha ritenuto fondamentale comunicare loro?

L’incontro si è svolto nell’ambito di una giornata in cui ho riferito loro, anzitutto, l’organizzazione dei lavori di ripresa stenografica presso l’Assemblea regionale siciliana. Ho cercato di sottolineare l’attualità di una professione, quella del resocontista, che raggiunge la sua “mission”, ai massimi livelli, proprio in ambito politico e parlamentare, consentendo la diffusione pubblica degli interventi, dei dibattiti, degli umori presenti in Aula e nelle Commissioni legislative. Spero esser riuscito anche a trasmettere una “fragranza” di passione in ciò che è il mio lavoro.

 

Ritiene che il Master TAL abbia avuto o avrà ripercussioni a livello nazionale per quanto riguarda l‘attenzione posta al settore e alle nuove tecnologie?

Indubbiamente sì: si tratta di una primissima esperienza di livello accademico, peraltro post-lauream. In passato, qui in Sicilia, ebbi modo di curare l’organizzazione e progettazione di due corsi post-diploma in Resocontazione multimediale. Un gruppo di giovani catanesi, per quanto è a mia conoscenza, avviò un’impresa di resocontazione. L’esperienza di Trento speriamo possa duplicarsi in altre realtà geografiche d’Italia, traendo spunto proprio dal “viatico” tracciato dall’ISIT. E’ in tal senso che giudico l’attuale progettazione di un analogo percorso formativo che l’Accademia Aliprandi di Firenze intende proporre alla Regione Toscana.

 

Crede che vi siano analogie tra la figura professionale del mediatore linguistico (o tra le figure specializzate di interprete e traduttore) e la figura del resocontista? Se sì, quali caratteristiche, secondo il Suo parere, accomunano nel dettaglio i due tipi di figure professionali?

Sì vi sono delle analogie. Ambedue i profili si accomunano per una mediazione professionale del linguaggio parlato. Nella resocontazione stenografica, generalmente non vi è l’aspetto interlinguistico, sebbene ricordo che, in passato, non mancavano stenografi che sapevano, appunto, stenografare anche in lingue, a velocità sostenute. Anche di recente, un concorrente ai Campionati mondiali INTERSTENO si è distinto quale poliglotta, riuscendo a stenografare in ben 17 lingue, si tratta del tedesco Boris Neubauer (leggo in tale abilità anche la correlazione più sopra detta tra stenografia e lingua). Io più modestamente, a velocità assai più contenute che in italiano, so stenografare in francese e conosco l’applicazione del sistema Cima alla lingua inglese.

Ritornando al tema della sua domanda, le correlazioni tra le due professioni sono di tutta evidenza anche nella c.d. consecutiva, laddove l’interprete realizza dapprima l’ascolto dell’intervento dell’oratore e lo riproduce subito dopo in una versione, nel caso sintetica rispetto all’originale. E’ – in parallelo - la resocontazione sommaria dello stenografo il quale, analogamente, realizza una sintesi concettuale, fedele ai punti salienti di quanto evidenziato dall’oratore. Penso peraltro che vi è anche almeno un ulteriore aspetto che potrebbe accomunare le due professioni: l’utilizzo di simboli stenografici da parte dell’interprete in luogo degli appunti in notazione scalare. Le key-words in décalage potrebbero a mio avviso essere perfettamente sostituibili – e con maggiori risultati – da simboli stenografici, senza che ciò ovviamente comporti l’acquisizione di alte velocità, interessando all’interprete non già l’intero parlato, ma aspetti che ne facilitino la resa nella lingua desiderata.

 

Può descrivere brevemente come si sono svolti i corsi ―Verba Volant‖ e ―Scripta Manent‖ del 2006, che hanno avuto luogo in Sicilia?

Hanno ottenuto i finanziamenti comunitari FSE e lo svolgimento ha avuto luogo nelle città di Palermo e Catania. Tra le materie insegnate, stenografia (sistema Cima), riconoscimento del parlato (software IBM ViaVoice), diritto parlamentare, diritto costituzionale, inglese, informatica, resocontazione… E’ stato altresì previsto il conseguimento di un attestato di competenze, previo esame, attraverso una prova di velocità, grazie alla collaborazione dell’Eusi. Per un approfondimento può anche leggere il mio contributo ai lavori del congresso RESOCONTAZIONE: COMPETENZE, TECNICHE, ORGANIZZAZONI, svoltosi a Povo di Trento nel dicembre 2006.

 

In cosa differivano nella pratica tali corsi dal Master TAL?

Le esperienze formative si rivolgevano a candidati diplomati, dunque un target diverso rispetto alla formazione di livello accademico dell’ISIT. Ma gli auspici sono assolutamente sovrapponibili: formare dei giovani che possano apprezzare e con competenza affrontare il delicato compito della resocontazione. Perché in essa si racchiude, soprattutto fra decenni, e nei secoli, la memoria di un dibattito, l’alito tutto umano della parola.

 

Per finire, come si presenta, secondo il Suo parere, la situazione attuale in Italia relativamente al settore della resocontazione e del trattamento automatico del linguaggio? Pensa che vi saranno degli sviluppi tecnologici o di altro tipo in futuro?

Attualmente sto conducendo un’indagine presso i vari Consigli regionali d’Italia per capire, appunto, come si affronti – e con quali tecnologie – la resocontazione dei lavori in Aula. Emerge un panorama diversificato, in cui colgo tuttavia una predominanza della tradizionale trascrizione dell’audio mediante dattilografia (vede come ritorna l’attualità di un uso razionale della tastiera di un PC e, quindi, la reintroduzione nelle scuole della dattilografia?). Un ulteriore dato che sto raccogliendo è quello tendente a scindere due aspetti nel “trattamento” del linguaggio parlato: la prima trascrizione dell’audio e la successiva resocontazione. La prima fase affidata magari a ditte esterne (che si avvalgono di varie tecniche, dalla stenotipia al riconoscimento del parlato, da ultimo a software TAL), la seconda realizzata da staff interno di personale qualificato nel settore. Gli sviluppi tecnologici sono inevitabili: le frontiere della tecnologia ci sovrastano, anche nella resocontazione la prospettiva è a mio avviso di un perfezionamento ulteriore e sempre più affidabile. Ma la mediazione professionale, umana, sarà imprescindibile. E nella stenografia trovo ancora, e non solo sentimentalmente, le ragioni di una sua sopravvivenza professionale: la versatilità della bimillenaria arte tachigrafica è forse insuperabile. E mi creda, sedersi a un tavolo in Commissione legislativa, magari un istante prima dell’inizio dei lavori, impone portare con sé strumenti agili: perfetti, un lapis e un quadernetto con cui realizzare tutto ciò che serve a costi che sono tutti da rinvenire nella formazione, nei sacrifici di aver trascorso pomeriggi interi a stenografare!