Intervista al Presidente onA.I.R.

Dott.ssa Francesca Marchionne

1 - Innanzitutto vorremmo sapere di più sulla persona Francesca Marchionne, cosa ci puoi dire su di te?


Mi sono laureata in Lingue Straniere per la Cooperazione e la Comunicazione Internazionale con una tesi sul respeaking interlinguistico dal francese in italiano. Mi sono appassionata a questa disciplina perché ho visto le enormi potenzialità che può avere in termini di inclusione sociale l’applicazione delle competenze che ho acquisito nei miei studi universitari. Visto che siamo in tempi di crisi, ho deciso di rimboccarmi le maniche e di trovare un modo per mettere in pratica tutte le idee che io e alcuni dei soci fondatori dell’Associazione avevamo e a cui nessun altro ha mai avuto il coraggio o le forze, in questi tempi così difficili, di dare seguito. Nel 2008 sono entrata a far parte dell'Associazione TDM 2000 di Cagliari con cui ho continuato a collaborare anche a distanza soprattutto nell'ambito della ricerca bandi e della progettazione. Questa esperienza mi ha dato modo di constatare che grazie ai fondi europei e ad altri tipi di finanziamento le nostre idee potevano diventare realtà. Perciò, insieme a Carlo Eugeni, Tiziana Trapani, Antonella Ferraiuolo e Natascia Innamorati abbiamo deciso, dietro l’incentivo e grazie al supporto della stessa TDM 2000, di fondare onA.I.R.

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2 - Come nasce l’idea di onA.I.R. e perché avete deciso di denominarla così? Ma soprattutto cos’è onA.I.R.?

 

onA.I.R. è l’Associazione Internazionale di Respeaking. Il suo obiettivo è quello di raccogliere tutte le persone che si interessano, a vario titolo, di respeaking, come respeaker ed editor professionisti, aspiranti respeaker, ricercatori, utenti udenti e non, resocontisti, sottotitolatori, insegnanti ecc. Il nome è nato anni fa ed è stato rielaborato, seppur in maniera minima, varie volte. L’acronimo, insieme alla preposizione inglese “on”, crea un gioco di parole che richiama la messa in onda televisiva o radiofonica, che è il più prestigioso scenario all’interno del quale un respeaker possa lavorare in diretta. L’associazione nasce da una serie di idee proposte a diverse aziende operanti nel settore di cui nessuna è diventata realtà. Alla fine ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: perché non le ce realizziamo da noi? La prima di queste idee è proprio la sottotitolazione radiofonica, che sta prendendo corpo in questi giorni grazie al progetto OltreSuoni. onA.I.R. abbraccia la causa della piena accessibilità all'informazione e dell'abbattimento di ogni barriera comunicativa. Questo vale per chi ha un deficit uditivo, ma anche per chi si trova ad affrontare ostacoli di altro tipo, come problemi di apprendimento o difficoltà linguistiche. Non facciamo beneficienza o pietismo, la nostra è un'associazione che guarda a un futuro in cui chiunque potrà decidere autonomamente e liberamente se avvalersi di un supporto e di quale supporto avvalersi per affrontare la vita di tutti i giorni.

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3 - So che all’inizio avete dovuto affrontare seri problemi logistici causati da una notevole mole di lavoro che usualmente un’associazione nascente non ha, voi soci fondatori vi aspettavate tutto questo già in fase di costituzione?

 

I problemi erano dovuti a vari aspetti. Un’associazione nascente, che non ha progetti e obiettivi nell’immediato, effettivamente non avrebbe avuto i nostri problemi iniziali. L’idea del progetto OltreSuoni è nata prima dell’associazione e, di conseguenza, dopo l’istituzione di onA.I.R. c’è stata la fretta di mettere su un sito, creare la documentazione per i nuovi soci, stabilire dei contatti e dei partenariati per il progetto e organizzare la conferenza, il tutto tenendo sotto controllo i processi burocratici e gli aspetti amministrativi, cosa non da poco per chi fa i primi passi nel mondo dell’associazionismo. Ci aspettavamo una mole di lavoro proporzionata all’importanza del progetto e al tirar su un’associazione dal niente, ma non ci aspettavamo tanto successo e clamore. Per cui il lavoro è aumentato, i primi soci sono arrivati subito, così come le prime interviste e i primi incontri con diverse persone interessate a collaborare con l’associazione. Per fortuna sono aumentate anche le soddisfazioni e tutto ciò che abbiamo fatto sinora e stiamo facendo sta già dando i suoi frutti e devo dire che sono ottimi!

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4 - Parlaci del progetto “OltreSuoni” e soprattutto in che modo una radio può “arrivare” a un non udente? Questa è una bella sfida dato che manca il supporto visivo.

 

Il progetto OltreSuoni nasce da un’idea del Prof. Carlo Eugeni e dai miei contatti con l’Associazione TDM 2000. I ragazzi della TDM cercavano un’idea innovativa legata alla loro web radio RadioXCaso e le nostre strade si sono incrociate per dar vita a questo progetto che portiamo avanti di pari passo. In breve, si tratta della produzione tramite respeaking di sottotitoli in tempo reale, in italiano, di determinati programmi di RadioXCaso e testeremo l’efficacia dei sottotitoli radiofonici in termini di accessibilità ai contenuti della radio stessa sia per gli utenti non udenti, sia per gli stranieri e confronteremo questi dati con il grado di comprensione degli udenti italiani, però non con l’effettivo contenuto semantico del testo originale. Questo perché è necessario paragonare una prestazione con un’altra prestazione, in questo caso quella degli utenti per cui la radio web è pensata, cioè gli udenti italiani. Questo paragone ci dice molto di più sull’efficacia dei sottotitoli rispetto a uno sterile paragone con il potenziale comunicativo del testo originale. Grazie ai sottotitoli si ottiene quindi il duplice risultato dell’abbattimento della barriera comunicativa più importante per una persona con problemi di udito, vale a dire l’impossibilità di ascoltare una radio e una maggiore inclusione degli stranieri con problemi linguistici nella società in cui vivono. Non parliamo di semplici canzoni, ma di veri e propri programmi radiofonici che tratteranno diversi argomenti quali sport, cittadinanza attiva, musica, politica ecc. I contenuti trasmessi in diretta e sottotitolati in tempo reale permetteranno a chiunque di accedere alle stesse informazioni, anche se tramite canali differenti, e di comunicare liberamente, istantaneamente e autonomamente, grazie a una chat e a un forum di discussione, con gli altri utenti senza alcuna barriera sensoriale e/o linguistica. Inoltre, i programmi saranno creati, diretti e respeakerati da ragazzi che si stanno affacciando al mondo del lavoro e che con questo progetto potranno dare una mano a chi, per varie ragioni, si trova escluso da determinate situazioni sociali. In tale modo si soddisfa una doppia esigenza: quella di aiutare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro cercando di diminuire la disoccupazione e quella di consentire una maggiore integrazione sociale del prossimo. Il principio di una cittadinanza attiva è infatti quella di prendere parte alla vita sociale della propria comunità, di poter esprimere la propria opinione e di poterne discutere. Se non si consente a tutti di accedere all’informazione che sta alla base dei dibattiti che si svolgono in tempo reale, non si fa altro che accettare passivamente l’emarginazione di queste stesse persone.  Qui non parliamo della tv nazionale sottotitolata, ma di una piccola realtà che può espandersi addirittura in tutto il mondo grazie al canale web. Speriamo che questo progetto possa essere d’esempio e che un giorno le più importanti web radio italiane si attrezzino per consentire a tutti di accedere ai propri contenuti. Per quanto riguarda le modalità di accesso per i non udenti, la sottotitolazione tramite respeaking arriverà con solo qualche secondo di ritardo rispetto al canale audio. L’interfaccia del sito www.radioxcaso.it sarà predisposta per accogliere i sottotitoli a seconda delle esigenze riscontrate negli utenti finali. In particolare, il patrocinio dell’Ente Nazionale Sordi della Provincia di Cagliari ci assicura un ottimo supporto per tutto ciò che riguarda l’accessibilità migliore per i destinatari. In realtà, quindi, ci sarà necessariamente un supporto visivo per la proiezione dei sottotitoli, anche se rimarrà comunque la sfida della sottotitolazione in tempo reale. Ma quella ormai non ci spaventa più di tanto.

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5 - Siete soddisfatti di onA.I.R. finora? Quanti soci conta al suo attivo in questo momento e cosa “chiedete” ai vostri associati e soprattutto cosa vi aspettate da loro?


Come già spiegato, insieme al lavoro sono arrivate già alcune soddisfazioni, in primis l’entusiasmo del direttivo dell’ENS della Provincia di Cagliari che si è mostrato entusiasta per le nostre iniziative. Siamo molto contenti dell’andamento dell’associazione e speriamo di continuare sulla strada giusta. Abbiamo riscontrato un immediato e inatteso entusiasmo da parte dei nostri soci, dei partner tecnologici e di altre organizzazioni che collaborano con noi, come la TDM 2000. Non è facile ottenere piena disponibilità perché ovviamente ognuno ha i suoi impegni e per ovvi motivi si fanno prevalere quelli all’azione di volontariato, cosa che però, devo dire, non è mai mancata se il socio o il partner in questione non aveva impegni. I soci sono al momento 40, tra cui numerosi collaboratori attivi su diversi fronti. Non ci sono solo respeaker ed editor, ma anche stenotipisti, sottotitolatori, traduttori, interpreti e tante persone che in vario modo e a vario titolo portano all’interno dell’associazione la loro esperienza per darci una mano concreta. Ciò che noi chiediamo è semplicemente un po’ del loro tempo libero per portare avanti le idee e raggiungere gli obiettivi statutari. onA.I.R. non è solo il suo Direttivo, ognuno dei soci dovrebbe sentire l’associazione come la propria e gioire per quello che siamo riusciti a fare finora. Questo mi aspetto da loro: partecipazione, condivisione e idee sempre nuove per poter andare avanti. 

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6 - Qual è il vostro progetto più ambizioso da realizzare con e per onA.I.R.?

 

L'obiettivo finale di onA.I.R., come dicevo prima, è quello di permettere a chiunque di avere in ogni occasione pari opportunità di accesso all'informazione e di interazione all'interno della società in cui vive. In questa ottica e visto che siamo un’associazione senza fine di lucro, il progetto più ambizioso è sicuramente quello di coinvolgere e ottenere il supporto attivo e gratuito di quante più persone possibile per promuovere la causa della piena accessibilità e dell'inclusione sociale. Solo diffondendo le nostre idee e "contagiando" altre persone lungo il nostro percorso possiamo davvero cambiare il presente. Ciò che oggi sembra così strano, come leggere una radio, speriamo che domani possa diventare normale, ma perché questo succeda abbiamo bisogno della collaborazione di tutti: udenti e non, italiani e stranieri. Quanto ai progetti veri e propri, per ora siamo concentrati solo sul nostro primo progetto, OltreSuoni, che vedrà impegnati alcuni di noi per sei mesi. Abbiamo già fatto una conferenza stampa durante la quale abbiamo registrato un grande interesse da parte di tutti. Nell’ambito del progetto saranno impegnati non solo respeaker e live editor, ma anche ricercatori e pedagoghi, volontari stranieri, italiani udenti e sordi, conduttori e autori radiofonici. Con questo non intendo dire che onA.I.R. si fossilizzerà su OltreSuoni. Abbiamo tante altre idee in testa da trasformare in progetti, ma per ora preferiamo proseguire passo per passo, imparare ciò che ancora ci sfugge di questo mondo e poi buttarci nella prossima avventura con sempre più entusiasmo. 

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7 - Nel ruolo di respeaker tu pensi che i sistemi tradizionali di verbalizzazione e resocontazione, quali l’uso della tastiera e la stenotipia, rischiano di essere sorpassati dalla tecnica del respeaking o hanno ancora bisogno di collaborare tra di loro e ancora per quanto?

 

Il respeaking è, come la stenotipia e la dattilografia, una tecnica di scrittura. Come la stenotipia, ma diversamente dalla dattilografia, è inoltre una tecnica di scrittura veloce. Appurato questo, risulta evidente che per scrivere un qualsiasi testo che non richiede la scrittura veloce, come una perizia o una verbalizzazione o una resocontazione da non consegnare nell’immediato, le tre tecniche sono concorrenziali. Pertanto vincerà quella più flessibile ed economica, che per quanto riguarda le perizie, che richiedono un intervento puntuale a livello addirittura di fonema e non di singola parola, è senza dubbio la dattilografia.Poi si pone il problema della redditività dell’operazione, soprattutto per le resocontazioni e le verbalizzazioni. Visto che non richiedono, per quanto ne so, una precisione a livello fonemico, ma solo lessicale, ovviamente una tecnica di scrittura veloce è più raccomandabile perché permette di produrre di più in meno tempo. In questo stenotipia e respeaking sono concorrenziali. Ancora una volta vincerà quella più flessibile, accurata ed economica. Ora, i software di riconoscimento del parlato sono arrivati a un livello di accuratezza tale che permettono una trascrizione quasi perfetta, a costo di minimi errori, immediatamente individuabili, grazie anche all’allineamento automatico con il parlato che fanno questi software. Inoltre, il respeaking non necessita più dell’isolamento acustico, grazie alle stenomask, che isolano il microfono. Quindi resta solo la questione economica a fare la differenza tra stenotipia e respeaking e indubbiamente quest’ultimo è molto più vantaggioso. Detto questo, secondo me gli stenotipisti attuali non devono temere niente, perché non viene remunerata la tecnica, ma il prodotto finale. E il prodotto finale è garantito in entrambi i casi e nei tempi richiesti. Ovviamente i problemi si riscontrerebbero qualora un dirigente aziendale prevedesse due tipi diversi di remunerazione per il respeaker e per lo stenotipista. È infatti diffusa la convinzione che per fare respeaking basta poco allenamento. Questo non è falso, perché per fare respeaking “basta” ripetere quello che viene detto dall’oratore. Ci sono persone che sono riuscite a ottenere risultati sorprendenti addirittura in poche ore di formazione. Ma nella maggior parte dei casi serve una formazione mirata e una esercitazione continua anche in autodidattica per aumentare il tasso di dettatura e per lavorare in tempo reale. Inoltre, per fare bene e in maniera remunerativa respeaking serve molto allenamento e competenze che non tutti possiedono, come nel caso della stenotipia. Probabilmente un giorno si smetterà di fare corsi di stenotipia e non ci saranno più stenotipisti. Ma quelli che ci sono ora hanno una professionalità difficilmente sostituibile. Inoltre, nessuno sindaca sulla tecnica usata, quello che conta è il risultato finale, anche se ci sono committenti che fanno specifiche richieste, perlopiù in favore della stenotipia (probabilmente a seguito di cattive esperienze con improvvisati respeaker), oppure che intendono promuovere la ricerca e pertanto o richiedono entrambe le tecniche per metterle a paragone e rinfocolare la competitività oppure per incentivare lo sviluppo delle nuove tecnologie, in questo caso a favore del respeaking.

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8 - Quali consigli puoi dare a un profano della materia per approcciarsi positivamente a questo nuovo metodo di scrittura in real-time e quali caratteristiche occorre possedere per poter diventare un bravo respeaker? E a questo proposito onA.I.R. prevede corsi di formazione professionale?  

 

Sì, onA.I.R. prevede corsi di respeaking. Ovviamente dobbiamo trovare le occasioni per farlo. A tal proposito incoraggiamo i soci a riunirsi in gruppi o a chiedere fondi a privati o enti pubblici. Per approcciarsi positivamente al respeaking, io consiglio innanzitutto di liberarsi dall’ideologia corporativa che caratterizza parte della discussione in materia. Fatto questo basta conoscerlo e ci si renderà conto che è uno strumento molto utile. Per esempio, lo stenotipista che abbia imparato a respeakerare può passare al respeaking quando ha le mani stanche e non riesce più a ottimizzarne l’uso nella produzione di trascrizioni. Quanto alle competenze da avere per diventare un bravo respeaker tenderei a riproporre quanto già detto da Carlo Eugeni in questo giornale e cioè:

1) una competenza fonetica, per poter essere riconosciuto in maniera accettabile dal software;

2) una competenza psico-cognitiva, per poter, simultaneamente, ascoltare, capire e dettare la trascrizione al PC in maniera produttiva sia in differita sia in tempo reale;

3) una competenza editoriale, per poter prevenire interventi a posteriori di correzione;

4) una competenza di genere, per poter risultare efficace e non avere problemi nel processo di trascrizione.

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9 - E infine, anche se è ancora presto per dirlo, vista la giovinezza di questa associazione, qual è stata la tua maggior soddisfazione e quale la tua maggior delusione nell’attività sinora svolta? 

 

Non è mai troppo presto! Grazie all’entusiasmo contagioso di alcuni soci e alla collaborazione gratuita di partner tecnologici, ho il piacere di poter dire che, a due mesi dalla fondazione, la nostra Associazione già conta 40 soci, un progetto originale in corso di realizzazione, tre progetti innovativi in cantiere, alcune partnership con altre associazioni e aziende, accordi con gli uffici stage e tirocini di alcune università, due interviste radiofoniche, diversi articoli sul progetto OltreSuoni, un articolo accademico in corso di pubblicazione e la partecipazione ad alcune grandi conferenze internazionali. Se a questo aggiungiamo alcune critiche, polemiche e discussioni, direi che la maggior soddisfazione è l'andamento dell'Associazione e la notorietà raggiunta in positivo e in negativo. Vuol dire che a livello nazionale onA.I.R. esiste ed è conosciuta. Per ora, l'unica delusione risiede nel non poter fare di più di quello che già facciamo giorno dopo giorno. Ma ci stiamo attrezzando anche per questo.  

 


Resocontinforma ringrazia la dott.ssa Francesca Marchionne, Presidente onA.I.R., per la disponibilità che ci ha riservato e per le interessanti  risposte date che spero forniscano un punto di partenza per approfondire ancor di più gli argomenti trattati.  

 

 

Resocontinforma inoltre approfitta dell'occasione per invitare tutti a visitare il sito http://www.respeakingonair.org/